Il fiume che abbraccia Sarzana: i volti “della Magra”

Questo articolo parlerà del profondo legame tra Sarzana e il fiume Magra, raccontato attraverso i suoi tre volti: fiume che accoglie e unisce, confine storico mai vissuto come barriera, e risorsa ambientale e simbolo di futuro. Un rapporto che, dalle origini della città fino alla candidatura a Capitale italiana della cultura 2028, diventa chiave per leggere l’identità e le aspirazioni culturali di Sarzana.

Il fiume che abbraccia Sarzana: i volti “della Magra”

Egidio Banti, Presidente del Comitato scientifico della candidatura di Sarzana a
Capitale italiana della cultura 2028


I tanti volti di un fiume, spesso, si trasfondono negli abitanti che abitano nelle sue vicinanze e nelle città che gli sorgono intorno. Così è avvenuto, nel corso dei secoli, per il fiume Magra (“la Magra” come molti autori importanti hanno scritto e continuano a scrivere) e per Sarzana, la città più importante nata e sviluppatasi proprio sulle sue sponde.
Il primo volto non è quello di una frontiera, ma quello di un “abbraccio”. Nel linguaggio di origine celtica dei Liguri antichi “Mak-ra” dava appunto l’idea di un abbraccio, largo e fecondo, delle sue acque alle campagne circostanti. La radice linguistica indica una caratteristica simile a quella del Nilo, in Egitto: l’acqua che si allarga (in antico non c’erano costruzioni sul greto dei fiumi) e che non distrugge ma anzi si diffonde (un po’ come la “macaia” a Genova, che ha la stessa etimologia) e fertilizza i terreni, dando cibo e benessere. Sarzana, sin dal suo sorgere proprio all’incrocio di due fiumi, Magra e Calcandola, prima come “burgus” e poi come “civitas”, è stata così. Un punto di riferimento e di rilancio. Una città capace di “accogliere” anche esuli famosi, a cominciare dal più celebre di tutti, Dante Alighieri, il “ghibellin fuggiasco” di cui – con una licenza poetica di carattere storico – parla Ugo Foscolo nei Sepolcri. Dante, è un dato certo, trascorse a Sarzana la notte tra il 5 e il 6 ottobre 1306. Sembra di vederlo rileggere, alla fioca luce delle lampade di casa Malaspina, il testo di quell’arenga, l’introduzione che il giorno dopo avrebbe dovuto firmare e che era un vero inno alla pace. “Accogliere”, ma anche unire genti di tutta l’ampia vallata del fiume Magra e poi di tutta la Lunigiana storica.

Carta Maritima della Costa Ligustica fra C. delle Melle e M. Argentato con l'Isola di Corsica et altre circonvicine (1664, Biblioteca Digitale Ligure) di Francesco Maria Levanto, capitano di mare e cartografo genovese. Nel particolare della mappa si nota che l’estuario della Magra, molto più ampio di oggi, lambisce Sarzana.


Il secondo volto del fiume è, certo, quello del confine. Tale non era per i Liguri Apuani, che ne controllavano entrambe le sponde, ma lo divenne per i romani. Per Augusto, che vi fissò la frontiera regionale tra la Tuscia e la Liguria. E prima ancora per Silla, che lo equiparò al Rubicone come linea di confine, almeno per alcuni decenni, del pomerium, di fatto il territorio metropolitano dell’Urbe, poi violato da Cesare proprio al Rubicone. Quel confine si è spostato nei secoli, inglobando Sarzana, che ancora ai tempi di Dante era considerata terra toscana nel territorio ligure. Ma i confini, nella storia, sono una convenzione, non una prigione. A Sarzana lo hanno inteso così, sempre guardando avanti, e sempre ignorando o trascurando ciò che divide. Il dialetto di Sarzana, per dire, non è mai stato ligure, ma neppure toscano. Se mai, sulle orme della via Francigena, è stato ed è un dialetto simile a quello emiliano occidentale, ma comunque proprio, autonomo. Così come i vescovi di Luni-Sarzana rivendicarono per secoli la loro diocesi come “immediatamente soggetta alla Santa Sede”, ovvero autonoma, non subordinata né a Genova né a Pisa.
Il terzo volto del fiume è quello ambientale, legato a una vegetazione sempre rigogliosa e a specie animali, come il Martin pescatore, simbolo della candidatura a “Capitale italiana della cultura”, che raramente si trovano in altri ambiti della Lunigiana. Nasce da tutto questo un legame che traguarda il futuro, quello tra una
città e il suo fiume. “Mia terra colorata di memorie” è il titolo di un libro su Sarzana del suo poeta Corrado Martinetti, al quale è intitolata la Biblioteca civica. Ora l’impegno è volto a costruire intorno al fiume che sorride un nuovo libro: "Mia terra colorata di futuro".

Condividi questo articolo
Cultura
Turismo
Patrimonio
Innovazione
Marco Rossi
Direttore, Sarzana CDC 2028

connessi

per cultura

Ricevi direttamente nella tua casella di posta elettronica gli ultimi aggiornamenti sul nostro viaggio culturale attraverso Sarzana

Contatti

Unisciti a  noi

Scrivici per contribuire al nostro progetto, proporre un evento o ottenere  maggiori informazioni.

Grazie per averci contattato

Abbiamo ricevuto il tuo messaggio e ti risponderemo al più presto.

Torna alla home
Oops! Something went wrong while submitting the form.