Le radici e il futuro degli Impavidi: storia di un teatro che non smette di rischiare, simbolo dello spirito di Sarzana

Il Teatro degli Impavidi di Sarzana nasce all’inizio dell’Ottocento dall’audacia di otto cittadini che trasformarono un convento in un luogo di cultura, diventando presto un simbolo civile e artistico della città. Attraversando due secoli di storia, tra grandi protagonisti della scena, Resistenza e ricostruzioni, oggi il teatro è tornato centrale grazie a un progetto di innovazione e produzione culturale. Sotto la direzione artistica di Andrea Cerri, gli Impavidi continuano a incarnare il coraggio di sperimentare, coinvolgere la comunità e proiettare Sarzana sulla scena teatrale nazionale e internazionale.

Le radici e il futuro degli Impavidi: storia di un teatro che non smette di rischiare, simbolo dello spirito di Sarzana

Il Teatro degli Impavidi, nato all’inizio dell’Ottocento su iniziativa di otto coraggiosi sarzanesi che straformarono un convento di Domenicani in un luogo d’arte, continua ad essere uno spazio di ricerca e innovazione culturale, un simbolo della città. La sua storia attraversa due secoli e incrocia anche la Resistenza, come testimonia una recente scoperta. Ne parliamo con Andrea Cerri, che dal 2019 ne è il Direttore artistico.


Teatro degli Impavidi: nel nome una promessa. Chi erano davvero questi “impavidi”?

«All’inizio dell’Ottocento un gruppo di cittadini della borghesia emergente decise che Sarzana meritasse un luogo dedicato alla cultura e alla socialità. Erano in quattordici, ma diversi si ritirarono temendo l’azzardo dell’impresa: ne rimasero otto, coloro che non ebbero paura di rischiare. Sono loro gli “Impavidi” ricordati nella lapide interna, dove campeggia il motto latino che sintetizza la loro visione: Fingendis moribus, relaxandis animis… extruebant Impavidi. Un atto di coraggio, un rischio che, in fondo, continua a ispirare anche oggi le nostre scelte artistiche e organizzative».

Perché fu un gesto così coraggioso e lungimirante per l'epoca?

«Perché decisero di trasformare l’antico convento dei Domenicani in un “tempio laico” per la comunità, affidando all’architetto Paolo Bargigli un progetto sorprendentemente moderno. Il teatro, inaugurato nel 1809, era un perfetto teatro all’italiana: ferro di cavallo, tre ordini di palchi, loggione, stucchi, cariatidi, affreschi di Giovan Battista Celle. Da subito divenne un punto di riferimento non solo culturale, ma anche civile: ha ospitato congressi politici, dibattiti pubblici, feste e balli, e perfino gli uffici della Camera del Lavoro all’ultimo piano.
La sua storia attraversa guerre e ricostruzioni. Durante la recente pandemia, nel pozzo sotto il palco – quello dell’antico chiostro – sono riemerse armi partigiane della Resistenza: una testimonianza concreta dello spirito impavido di Sarzana, già protagonista dei Fatti del 21 luglio 1921. Ritrovarle proprio sotto il palco è stato emozionante e simbolico».

Quali momenti ne hanno segnato la storia?

«Nell’Ottocento melodrammi, prosa, concerti e, nel 1848, il primo Congresso Nazionale degli Studenti Italiani. Nel Novecento passano grandi nomi come Eleonora Duse, Zacconi, De Filippo, Gassman, Leo De Berardinis, Mariangela Melato e molti altri. Dopo i danni della guerra, nel 1949 la città si mobilita e, dimostrando ancora una volta l’orgoglio e il coraggio dei fondatori, riacquista il teatro con una sottoscrizione popolare. Seguono anni più difficili: trasformazione in sala cinematografica, frammentazione delle proprietà, chiusure, inagibilità, ma anche alcune stagioni significative e importanti negli anni ’90, fino all’acquisto definitivo da parte del Comune di Sarzana nel 1999 e all’avvio del restauro».

Andrea Cerri, Direttore artistico del Teatro degli Impavidi. Fotografia di Francesco Tassara.

Cosa è successo negli ultimi anni?

«Dal 2017, dopo la fine dei lavori, il teatro è tornato stabilmente alla città. Ne è stata affidata la gestione l’anno successivo con una procedura ad evidenza pubblica, e l’ente che dirigo (Gli Scarti - Centro di produzione teatrale) ha vinto la gara. Da allora abbiamo cercato di ricostruire l’identità del Teatro degli Impavidi, a partire dalla sua storia, coinvolgendo il territorio, le realtà artistiche locali e nazionali, investendo moltissimo, e cercando di proiettare il teatro sulla scena nazionale attraverso progetti ispirati all’innovazione culturale, alla ricerca e sperimentazione, ma anche alla volontà di offrire un teatro popolare ma di qualità. I risultati sono arrivati: il riconoscimento da parte del MiC come Centro di Produzione Teatrale nel 2022 (il primo della Liguria e il terzo ente stabile della regione), oltre 90 eventi l’anno, per circa 20.000 spettatori tra Sala principale e Ridotto, oltre 360 abbonati alla stagione di prosa, con doppie e triple repliche. Un segnale forte di quanto Sarzana creda nel suo teatro».


Che cosa significa essere “impavidi” oggi?

«Significa non seguire le mode del momento, scegliere linguaggi nuovi, rischiare, proporre visioni diverse, anche quando scomode. Sia nelle programmazioni che nelle produzioni. Significa ribadire l’importanza del “rito teatrale”, della socialità, del ritrovarsi con i propri corpi, dal vivo, spettatori e attori, cittadini, nell’epoca della digitalizzazione pressoché totale delle relazioni umane. Impavido è anche trasformare un teatro di un territorio di provincia in un teatro di produzione: qui sono nati spettacoli importanti e di successo nazionale come La Ferocia di Vicoquartomazzini (4 Premi Ubu tra cui miglior spettacolo italiano del 2024), Bidibibodibiboo (Premio Ubu miglior nuovo testo italiano, ora in tournée all’estero) e molti altri. Progetti che hanno portato alla ribalta nuovi artisti e autori italiani, che hanno proiettato Sarzana e il suo teatro sulla scena teatrale nazionale e internazionale».


E il rapporto con la comunità?

«È centrale. Dalla stagione Piccoli Impavidi per l’infanzia ai progetti con persone con disabilità e detenuti della Casa Circondariale con il progetto nazionale Per Aspera ad Astra. E poi Profeti in Patria, che richiama a Sarzana giovani artisti del territorio oggi attivi in Italia e nel mondo. Favorire l’Accessibilità (sociale, culturale, economica) alla cultura e un’idea della qualità artistica come faro per operare un cambiamento vero nella comunità: su questi principi si fonda il nostro modo di fare teatro».

Un momento dello spettacolo Colpi di Timone con Tullio Solenghi, che ha aperto la stagione 2025-26 del Teatro degli Impavidi. Coproduzione Scarti - Centro di Produzione Teatrale, Teatro Sociale di Camogli, Teatro Nazionale di Genova. Fotografia di Francesco Capitani.

C’è un progetto che rappresenta il futuro “impavido”?

«Il debutto in prima nazionale de I miei stupidi intenti ad aprile 2026. Dal romanzo Premio Campiello del sarzanese Bernardo Zannoni (altro orgoglio cittadino) nasce una grande produzione che coinvolge artisti come Giuseppe Cederna, Arianna Scommegna, Leonardo Capuano e il giovane attore sarzanese Johnatan Lazzini, con la regia di Vicoquartomazzini. Una produzione che parte da Sarzana e arriva ai grandi teatri italiani ed europei: LAC Lugano, Piccolo Teatro di Milano, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Nazionale di Genova, che lo hanno coprodotto. Un vero crocevia di linguaggi e cultura che nasce qui, proprio come racconta la candidatura di Sarzana».


E la stagione in corso?

«Accoglie artisti di primo piano come Emma Dante, Michele Riondino, Antonio Latella, Vinicio Marchioni, Paolo Rossi, Giuseppe Cederna, Tullio Solenghi, che l’ha inaugurata, ma anche nuovi artisti che si stanno affermando in Italia e all’estero. Infine siamo orgogliosi che il progetto di candidatura di Sarzana abbia tratto spunto dal nome del teatro: è il segno di quanto sia centrale nell’identità, nella vita culturale e sociale e nel sentimento di orgoglio di questa comunità. Un teatro che anch’esso è, per definizione, un crocevia del futuro».

Andrea Cerri, classe 1985, è Direttore artistico del Teatro degli Impavidi di Sarzana e del Centro
di produzione teatrale dell'innovazione "Gli Scarti"- La Spezia. È inoltre Presidente di Agis Liguria
(Associazione generale dello spettacolo dal vivo) e Vicepresidente della Conferenza nazionale
delle Unioni Regionali Agis. Nel 2024 riceve il Premio Internazionale Ivo Chiesa - Futuro del Teatro
per la sua attività di direzione artistica, il Premio Hystrio per il Progetto Fuori Luogo La Spezia, e 5
Premi Ubu per gli spettacoli prodotti da Scarti.


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Marco Rossi
Direttore, Sarzana CDC 2028

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