SARZANA CAPITALE 2028: IL MONDO DELLE IMPRESE SI UNISCE PER IL FUTURO DELLA CITTÀ
Oltre cento imprese della provincia spezzina e delle aree limitrofe hanno sottoscritto un patto per sostenere la candidatura di Sarzana a Capitale Italiana della Cultura 2028, riaffermando il ruolo della cultura come leva strategica di sviluppo economico e sociale per il territorio.

SARZANA CAPITALE 2028: IL MONDO DELLE IMPRESE SI UNISCE PER IL FUTURO DELLA CITTÀ

UN PATTO TRA CULTURA ED ECONOMIA ALLA FORTEZZA FIRMAFEDE
Il cammino di Sarzana verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello: il sostegno compatto e convinto del suo tessuto economico. In una serata dal forte valore simbolico, tenutasi venerdì 28 novembre nella suggestiva cornice della Fortezza Firmafede, oltre cento imprese provenienti non solo dalla provincia spezzina, ma anche da Genova, dal Tigullio e dall'alta Toscana, si sono riunite per siglare un patto per il futuro della città. L'incontro, promosso da Rete Imprese La Spezia con il supporto di Confindustria e ANCE, ha dimostrato come la cultura non sia più percepita come un costo, ma come una leva strategica di sviluppo, capace di generare valore, attrattività e benessere per l'intera comunità.
LE VOCI DI UNA CANDIDATURA CONDIVISA
La serata è stata introdotta da Luca Naj-Oleari e Alice Bascherini, fondatori di Alma Agency, l'azienda che ha curato la grafica e l'identità visiva della candidatura di Sarzana Capitale Italiana della Cultura 2028. La loro presentazione ha dato il tono a un evento che ha messo in luce una visione corale, in cui istituzioni e mondo produttivo dialogano con un obiettivo comune.
Ad aprire l'evento è stata poi la sindaca Cristina Ponzanelli, che ha sottolineato come "la crescita culturale della città sia stata possibile anche grazie al contributo essenziale del sistema economico privato", definendo Sarzana un modello efficace di integrazione tra pubblico e privato.

L'assessore alla cultura Giorgio Borrini ha poi illustrato il percorso quadriennale della candidatura, evidenziando gli oltre 70 milioni di euro di investimenti strutturali legati alla cultura e l'ambizione di "lavorare per la Sarzana dei prossimi dieci anni".
Un'importante testimonianza è giunta da Luca Nannipieri, professore di antropologia culturale, che, portando l'esempio dell'Aquila (Capitale 2026), ha affermato che "Sarzana sta compiendo tutto ciò che è necessario non solo per candidarsi, ma per costruire una visione chiara della città che vuole diventare".
Il presidente del comitato scientifico, Egidio Banti, ha svelato il significato del titolo del progetto, "Impavida. Sarzana crocevia del futuro", e del suo simbolo, il martin pescatore, che rappresenta un territorio che "merita un futuro coraggioso, ricco e colorato".
CULTURA COME MOTORE DI SVILUPPO
Il cuore del dibattito si è concentrato sul ruolo della cultura come motore di sviluppo economico e sociale. Gli interventi degli imprenditori hanno confermato questa visione. Alessandro Laghezza, CEO di Laghezza S.p.A., ha elogiato il "coraggio" dell'amministrazione, assicurando il continuo sostegno del mondo imprenditoriale. Alberto Bacigalupi, presidente di ANCE La Spezia, ha invece evidenziato il legame indissolubile tra cultura e infrastrutture, sottolineando come la candidatura abbia una valenza regionale, "in un abbraccio ideale fino a Ventimiglia".
Infine, Alessandro Pontremoli, presidente di Confcommercio Sarzana, ha chiuso la serata a nome di Rete Imprese, ribadendo la profonda fiducia nel percorso intrapreso e paragonando lo spirito dell'iniziativa a quello che ha permesso il ritorno della prestigiosa Mostra Nazionale dell'Antiquariato.
UN INVESTIMENTO SULL'IDENTITÀ E SUL MADE IN ITALY
L'incontro alla Fortezza Firmafede non è stato un semplice evento, ma la dimostrazione concreta che la candidatura di Sarzana a Capitale Italiana della Cultura 2028 è un progetto maturo, radicato nel territorio e sostenuto da una visione strategica. L'idea di trasformare Sarzana in un "laboratorio del Made in Italy", dove cultura, artigianato, commercio ed enogastronomia si fondono, rappresenta un modello innovativo di sviluppo. Il messaggio emerso con forza è che investire in cultura significa investire sull'identità, sull'attrattività e, in ultima analisi, sulla qualità della vita e sulla competitività di un intero territorio. Una scommessa che il mondo delle imprese ha dimostrato di voler vincere insieme alla città.

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